domenica 10 gennaio 2010




Foto di Piero De Cindio
Vi racconto questo episodio. L'anno scorso avevo un problema con un cavo elettrico dell'orologio della mia macchina, e spesso capitava, soprattutto dopo i week-end che guidavo poco, che la macchina non partisse.
Una mattina il rito si ripetè nuovamente ed io mi trovavo sul ciglio della strada con i cavi per ricaricare la batteria della macchina, sperando che qualcuno capisse e si fermasse ad aiutarmi.
Visto che nessuno sembrava intuire, incominciai a fermare io stessa le macchine. Non posso dimenticare gli sguardi delle persone: chi mi guardava incazzato, chi infastidito, chi addirittura impaurito, chi semplicemente mi ha squadrato ed è passato oltre.
Ah,scusate: la collocazione geografica era Arcella, Padova.
Ad un certo punto, l'unica persona che si ferma è una ragazza di colore che stava accompagnando la bambina a scuola. Capisce la situazione (difffiiiiiicile da capire per gli altri, in effetti ho l'aspetto di una criminale!) e mi dice:"aspettami, porto la bambina a scuola e ritorno". Io, già presa dallo sconforto pensavo a diverse soluzioni, tipo chiamare il carro-attrezzi, il meccanico, roger rabbit, boh! Incredibilmente, la ragazza ritorna, si ferma, apre la macchina e mi lascia ricaricare la batteria. E poi, con la stessa semplicità con la quale è arrivata, se n'è andata senza chiedermi nulla e facendomi anche un sorriso. Grazie a lei, io non ho perso un giorno di lavoro.
Cosa voglio dire? Voglio dire che c'è una semplicità del dare in chi è cresciuto nei paesi più poveri che noi abbiamo assolutamente dimenticato. Voglio dire che c'è una sapienza del dare fatta di naturalezza, se con naturalezza ti approcci alle persone. Voglio dire che c'è una forza del dare in chi, avendo sempre ricevuto poco, risponde con il doppio di entusiasmo quando riceve il poco.
Questo l'hanno capito soprattutto tutte le organizzazioni criminali e mafiose presenti in Italia.
Le uniche che sono state in grado di comprendere la ricchezza di forza e volontà presenti nei giovani migranti. Sanno i paesi dai quali provengono e la miseria che portano sulle loro spalle, e sanno che pur dandogli il sotto-minimo, questi ragazzi sono disposti a stillare sangue, perchè il minimo da noi, è il tanto nei loro paesi.
Pensate quale aberrazione. Uno stato che si proclama civile comprende la ricchezza insita in queste genti quando deve rimpinguare le proprie casse (la recente sanatoria) e non comprende che quella forza fisica e morale (adesso asservita dagli unici in grado di fare società floride in Italia) è una linfa che può rinnovare il nostro paese, e quindi non vede lo stato sub-umano di vita di questi ragazzi.
P.s. Le foto sono di un ragazzo che vive in Calabria che si chiama Piero De Cindio.
P.p.s. La mia solidarietà va anche ai cittadini di Rosarno che sono vittime, al pari degli altri. Cioè quelli che non sono stati omertosi, cioè quelli che non sono collusi, cioè quelli che hanno denunciato o semplicemente si sono sdegnati di questa situazione.

2 commenti:

Daniela ha detto...

Sono passata a leggerti per curiosità, e ho trovato un cuore solidale verso gli"ultimi".
Grazie.
Dani

Selene ha detto...

Sei riuscita a commuovermi per ennesima volta. Poveri diavoli, chissà come si sentono. Nati in un paese che non ha niente da offrirgli, andati in un paese che non li vuole.
So benissimo di cosa parli, anche se il mio paese non è (ancora) tanto povero come i paesi africani. Eppure c'è la gratitudine. Me l'hanno insegnata assieme al camminare e mangiare da sola.

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