sabato 13 novembre 2010


Ciao a tutti!
Circa un anno fa, nasceva "Suomii at Work", il blog.
Ed ora che comincia a manifestare la sua vera personalità (blog ribelle che non è altro!), come tutti i pargoli capricciosi, ha chiesto alla sua mammina (ehm, ehm, io!)
un fratellino...
E come non accontentarlo? :-)
Ed ecco a voi, fragrante cone un panettino appena sfornato, il nuovo blog
Perchè due blog differenti? (Si faccia una domanda, e si dia una risposta!)
Beh, essenzialmente perchè "Suomii at Work" ha un suo percorso ed un'attenzione tutta speciale per la Creatività & la Multiculturalità, mentre "Pop Mosaic" rappresenta la parte di me che deve fisicamente creare.
Questo secondo blog racconterà principalmente il mio percorso creativo, in parallelo con il laboratorio di idee che ormai è Suomii at Work: un pò mio ed un pò della meravigliosa poetessa Smandru tra le Nuvole.
Che fate? Mi seguite anche in questa nuova avventura?
Kisses,
Suomii.

sabato 30 ottobre 2010

Tra le piacevoli sorprese che Youtube ogni tanto ci regala, piano piano dalla sua nicchia di appassionati, sta emergendo Karim Tiar, nome d'arte il Karinzio, il quale con una tecnologia domestica e allo stesso tempo altamente professionale, ci porta a conoscere (ed evitare!!!) con ironia e competenza alcuni gioielli del cinema definiti "trash".

Il concetto di trash ingloba tante sfumature: bruttezza, incompetenza, risorse limitate, a volte talenti alle prime armi.

E produce sane, anzi no sanissime risate che Karinzio amplifica con la sua naturale dote di comicità.

Quindi, sedetevi comodi, preparate fazzolettini (per asciugarsi le lacrime per la disperazione e il divertimento) e godetevi i video che Karinzio – con una sempre maggiore bravura – pubblica nel suo canale di Youtube: www.youtube.com/Karinzio, insieme all'intervista che mi ha gentilmente rilasciato. J


Siamo qui con Karinzio beccato al volo tra una ripresa e l'altra del suo canale youtube Karinzio, che ci introdurrà nel fantastico mondo del cinema trash.


Suomii: Ciao Karinzio, spiegaci subito cos'è per te il trash?

Karinzio: Ecco il trash ufficialmente sono quei film così brutti, ma così brutti da toccare il sublime, e che, non intenzionalmente, strappano delle risate! Ma devono essere delle vere ciofeche!!! E In Italia vantiamo il film più brutto del mondo!!!

Suomii: Ah sì, e di quale film si tratta?

Karinzio: Si tratta di "Troll 2" di Claudio Fragasso che allora uscì per il mercato mondiale sotto lo pseudonimo di Drake Floyd. La critica internazionale si è espressa all'unisono nei confronti di questo scempio cult. Fragasso è stato quindi la vittima di una mia delle mie prime recensioni ...

Suomii: Appunto volevo chiederti come scegli i film da recensire? La scelta è basata solo sul concetto di trash?

Karinzio: Bella domanda.. diciamo che parto da una cultura di vecchi film.

Ho iniziato ad interessarmi alle serie apocrife per dirla tutta già negli anni '90. Negli anni successivi, ho cercato gli articoli su quei film appena intravisti in tv o nello scaffale delle videoteca di turno. Leggendone i commenti ne venivo attratto e faccio tutt'ora in modo di procurarmi quel tale film .. e se mi inorridiscono a sufficienza traduco questo brivido in recensione.

Preciso che per serie apocrife intendo la mania tutta italiana di fare dei falsi Terminator 2 o Zombi 2 assolutamente non originali che fanno da specchio per le allodole al pubblico meno esperto.

Suomii: ma il tuo intento reale è di invogliarci a guardarli oppure scapparne a gambe levate?

Karinzio: Eheheh! Allora da un lato è una cosa che voglio condividere come punto di vista e come sfogo pure. In casi estremi , cerco di ragguagliare lo spettatore ad evitare la visione del film assolutamente. Poi è liberissimo di farlo, a suo rischio e pericolo!

Suomii: Pensi che questi film rappresentino - a loro modo - uno sforzo creativo o sono semplici operazioni commerciali?

Karinzio: Spesso i film tipicamente trash includono un' incompertenza registica con un bassissimo budget, unitamente a una risibile recitazione.

Ma può anche capitare che un film trash possa diventare un capolavoro. Mi riferisco ad esempio a Cameron che con un Terminator con budget da B-movie abbia poi scatenato un fenomeno .. lì evidentemente c'era una storia e siamo arrivati a Titanic o Avatar.. ma sono casi di talenti alle prime armi. Ci sono poi i casi di strategia commerciale del produttore che preda sull'anima del regista ( se un' anima possiede..)

Suomii: i tuoi video stanno diventando sempre più professionali… parlaci del tuo approccio alla loro costruzione.

Karinzio : il mio approccio vorrebbe essere come del migliore un amico che ti racconta il film che ha appena visto con tutto l'entusiasmo e la foga relativa. Con questo speravo di ottenere un consenso almeno iniziale...ma senza pretese di critica d'arte o altro ..Un po' alla volta tutto è diventato una vera e propria rubrica. Quindi, il linguaggio deve essere già più autorevole.. ma sempre e comunque amichevole, accessibile,easy

Suomii: I tuoi video sono molto curati nel montaggio e ci sono alcuni effetti speciali legati alle tue "apparizioni": disponi di una tecnologia molto avanzata?

Karinzio: Diciamo che ho un attento e fissato uso delle tecnologie.. Sono di questa filosofia: se lo usano i professionisti, io devo impadronirmene.

Suomii: Ritorniamo al concetto di trash: lo consideri a suo modo cultura?

Karinzio: Secondo me, si. La cultura è un substrato di prodotti discutibili che hanno occupato comunque indegnamente un pezzo di storia del cinema che non può sempre essere lustro ..

Suomii: Spiegaci da dove nasce la tua passione per il cinema e - direi - anche per la recitazione…

Karinzio: Da piccolo, quando andavo a trovare la famiglia di mio padre dalle parti di Parigi, avevo tutti i miei zii altrettanto appassionati che mi portavano a vedere un sacco di film. Forse associo l'essere coccolato a questo meravigliosa magia.. ma credo che la passione sia frutto dei primi cartoni animati. Il mio primo film fu Pinocchio su grande schermo alla tenera di 3 anni. E' una passione piuttosto comune credo .. e quella a cui mi riferisco riguarda non solo i film trash...

Suomii: Ok, ringraziamo allora Karinzio per questa intervista: un simpatico traghettatore nel fantastico mondo del cinema orribile! Ci fai un saluto?

Karinzio: Ci vediamo allora innnnn Century... ZOZZ! Ciao a tutti gli amici del blog! e grazie a te Suomii...


Ecco a voi la recensione di Resident Evil Afterlife 3D

domenica 24 ottobre 2010

Ma chi l'ha detto che le foglie d'autunno sono tutte gialle? :-)
My Etsy.


Ritorno a respirare, dopo tanta apnea...
Le mani si rimettono al lavoro...
clicca qui per le altre foto

lunedì 27 settembre 2010



Hands in Solidarity, Hands of Freedom

domenica 26 settembre 2010





Rokia ha sempre sentito dentro di sè un "suono", una musica tutta sua che doveva trovare un'espressione.

Figlia di diplomatici ha viaggiato in Europa, Medio-Oriente, Usa. Ed ogni musica ascoltata si è fusa, amalgamata con la potente radice africana.

Cosciente quasi sin da subito di non voler essere una cantante folk, ha accolto nella sua anima musicale la tradizione malese, dandole una forma personale e direi "universale".

Rokia infatti fa parte di quella generazione di artisti fortemente connotati ma universali: in grado di trasportare con il suono di una voce unica la musica oltre i confini geografici e di mostrarci - come su un vassoio di argento - i mille riflessi di melodie lontane dal nostro orecchio occidentalizzato.

Si, perchè veniamo portati per mano in questo viaggio nella musica africana da una traghettatrice di eccezione - per talento e bravura - la quale ci mostra il lungo continuum che c'è tra i ritmi arcaici ed il blues, il jazz.

La sua versione di "The Man I Love" è un esempio di questo sincretismo: parte così come la conosciamo, caposaldo del jazz, per virare dolcemente verso i gorgheggi africani.

Nel viaggio, una compagna inseparabile per Rokia: la sua chitarra elettrica Gretsch che si mischia con i tradizionali strumenti n'goni e balafon.

Elegante e minuta, ma non lasciatevi ingannare: la sua immagine artistica è forte e trasuda cultura.

Anche quella della scrittura dei testi (incentrati anche sui temi dell'emigrazione e della condizione delle donne) e della raffinata arte che accompagna le copertine dei suoi dischi.


per acquistare i suoi album (ad un prezzo irrisorio):


domenica 19 settembre 2010





Straniamento: è questo il leit motiv di "The American", il film del regista Anton Corbjn, con George Clooney e Violante Placido.


Jack, il protagonista, killer professionista ed esperto di armi uccide, durante un agguato in Svezia, una ragazza che stava frequentando, solo per non svelare la sua vera identità.


Tale omicidio "gratuito" rimarrà come un peso sulla coscienza di Jack, il quale entra in una fase della sua vita in cui "inizia a perdere colpi", a compromettere cioè la macchina oliata delle azioni criminali nelle quali è coinvolto perché è stanco di quella vita stessa.


Lo straniamento, va detto, a volte coglie anche lo spettatore (almeno a me è successo così!) che da un thriller si aspetterebbe qualcosa di diverso: più azione,


più ritmo: invece c'è molto più movimento interiore nel personaggio, anche se va colto attraverso le pause, i silenzi e le camminate.


Un merito: l'aver rappresentato geograficamente l'Abruzzo, con le sue valli larghe ed a volte desolate con una fotografia apprezzabile.


E' il resto della rappresentazione dell'Italia che lascia un po' a desiderare : vecchietti nei bar, vecchietti nelle piazze, baristi che guardano un film di Sergio Leone, un bordello in un paesino di provincia, processioni religiose.


Un'Italia vecchia, antica a tratti con i suoi borghi medioevali, ma statica, ferma su sé stessa è lo sfondo in cui il cambiamento del protagonista richiede forse un luogo esteriore sempre uguale a sé stesso.


George Clooney riesce a rappresentare un uomo algido, freddo, una macchina di morte, ma manca qualcosa soprattutto nella rappresentazione del tormento interiore.


Violante Placido, la quale interpreta una prostituta, ha un solo momento di intesa attoriale con Clooney: lui è seduto al bar, lei passa davanti alla vetrina con l'amica, lo vede, entra ed inzia un dialogo tra i due che si svolge soprattutto attraverso i loro sguardi: una scena in cui tra i due protagonisti scorre un'emozione più intima.


Voto: 6

lunedì 13 settembre 2010


Cito testualmente dalla biografia della sua pagina di MySpace: “ Musicalmente e geograficamente, Natacha Atlas è sempre stata un’itinerante”.

Ma credetemi questa definizione è solo parzialmente esaustiva dell’enorme lavoro di ricerca musicale e di indiscussa bravura che rende l’ascolto di un cd di questa artista un’esperienza da dover fare.

Il “trionfo del multiculturalismo” nel suo caso è puro contenuto: senti all’interno della sua voce sensuale e ipnotica, l’aver macinato interiormente la cultura anglosassone e quella egiziana dell’origine parentale.

Ma poi, è tutto un vagare: ascoltando un cd come “Mounqaliba” mi sono ritrovata in Oriente, e poi scagliata in un piccolo club di jazz newyorkese, per poi passaggiare romanticamente sotto quel grande ferro che è la Tour Eiffel.

Nata in Belgio, Natacha è cresciuta in un sobborgo a prevalenza marocchina a Bruxelles e ha presto imparato a destreggiarsi in Francese, Inglese, Arabo e Spagnolo.

La sua vita è stato un movimento continuo ed un cross-over di luoghi che le hanno valso collaborazioni importanti (vedi anche con Franco Battiato in “Ferro Battuto”, per citarne solo una) e riconoscimenti come Miglior Cantante al Victoire de la Musique Awards (i Grammy francesi).

Da non sottovalutare poi, l’impianto anche concettuale presente nei suoi lavori: sempre in “Mounqaliba”, le melodie arabe, ispirate alla tradizione egiziana, sono intervallate da interludi classici e voci di intellettuali che spiegano come “men are moulded by culture” (gli uomini sono modellati dalla cultura).

Però, è proprio questo che rende l’ascolto indimenticabile: l’idea di una Nuova Cultura, mista e preziosa, odierna ed antica, che non perde nulla, ma acquista un sapore conosciuto.
Solo da reimparare.


 

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