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sabato 21 maggio 2011


Ogni cosa che facciamo è ritmo,
ogni movimento è ritmo,
il nostro respiro, il battito del cuore,
le camminate nel parco,
e persino i singhiozzi del pianto.

In accordo col ritmo generale dell'Universo.

A lezione di ritmo da un maestro di cerimonie del Mali. :-)

sabato 7 maggio 2011



"Ghetto Gospel"
(feat. Elton John)

Uhh,
Hit them with a little ghetto gospel

[Chorus - Elton John:]
Those who wish to follow me (my ghetto gospel)
I welcome with my hands
And the red sun sinks at last into the hills of gold
And peace to this young warrior without the sound of guns

[2Pac]
If I could recollect before my hood days
I'd sit and reminisce, thinking of bliss of the good days
I stop and stare at the younger, my heart goes to 'em
They tested, it was stress that they under
And nowadays things changed
Everyone's ashamed to the youth cause the truth looks strange
And for me it's reversed, we left them a world that's cursed, and it hurts
'cause any day they'll push the button
and you all condemned like Malcolm X and Bobby Hutton, died for nothing
Don't them let me get teary, the world looks dreary
but when you wipe your eyes, see it clearly
there's no need for you to fear me
if you take your time to hear me, maybe you can learn to cheer me
it ain't about black or white, cause we're human
I hope we see the light before its ruined
my ghetto gospel

[Chorus - Elton John]

[2Pac]
Tell me do you see that old lady ain't it sad
Living out a bag, but she's glad for the little things she has
And over there there's a lady, crack got her crazy
Guess she's given birth to a baby
I don't trip and let it fade me, from outta the frying pan
We jump into another form of slavery
Even now I get discouraged
Wonder if they take it all back while I still keep the courage
I refuse to be a role model
I set goals, take control, drink out my own bottles
I make mistakes, I learn from everyone
And when it's said and done
I bet this Brother be a better one
If I upset you, don't stress
Never forget, that God hasn't finished with me yet
I feel his hand on my brain
When I write rhymes, I go blind, and let the lord do his thang
But am I less holy
'cause I choose to puff a blunt and drink a beer with my homies
Before we find world peace
We gotta find peace and end the war on the streets
My ghetto gospel

[Chorus - Elton John]

[2Pac]
Lord can you hear me speak!!
To pay the price of being hell bound...

domenica 26 settembre 2010





Rokia ha sempre sentito dentro di sè un "suono", una musica tutta sua che doveva trovare un'espressione.

Figlia di diplomatici ha viaggiato in Europa, Medio-Oriente, Usa. Ed ogni musica ascoltata si è fusa, amalgamata con la potente radice africana.

Cosciente quasi sin da subito di non voler essere una cantante folk, ha accolto nella sua anima musicale la tradizione malese, dandole una forma personale e direi "universale".

Rokia infatti fa parte di quella generazione di artisti fortemente connotati ma universali: in grado di trasportare con il suono di una voce unica la musica oltre i confini geografici e di mostrarci - come su un vassoio di argento - i mille riflessi di melodie lontane dal nostro orecchio occidentalizzato.

Si, perchè veniamo portati per mano in questo viaggio nella musica africana da una traghettatrice di eccezione - per talento e bravura - la quale ci mostra il lungo continuum che c'è tra i ritmi arcaici ed il blues, il jazz.

La sua versione di "The Man I Love" è un esempio di questo sincretismo: parte così come la conosciamo, caposaldo del jazz, per virare dolcemente verso i gorgheggi africani.

Nel viaggio, una compagna inseparabile per Rokia: la sua chitarra elettrica Gretsch che si mischia con i tradizionali strumenti n'goni e balafon.

Elegante e minuta, ma non lasciatevi ingannare: la sua immagine artistica è forte e trasuda cultura.

Anche quella della scrittura dei testi (incentrati anche sui temi dell'emigrazione e della condizione delle donne) e della raffinata arte che accompagna le copertine dei suoi dischi.


per acquistare i suoi album (ad un prezzo irrisorio):


lunedì 13 settembre 2010


Cito testualmente dalla biografia della sua pagina di MySpace: “ Musicalmente e geograficamente, Natacha Atlas è sempre stata un’itinerante”.

Ma credetemi questa definizione è solo parzialmente esaustiva dell’enorme lavoro di ricerca musicale e di indiscussa bravura che rende l’ascolto di un cd di questa artista un’esperienza da dover fare.

Il “trionfo del multiculturalismo” nel suo caso è puro contenuto: senti all’interno della sua voce sensuale e ipnotica, l’aver macinato interiormente la cultura anglosassone e quella egiziana dell’origine parentale.

Ma poi, è tutto un vagare: ascoltando un cd come “Mounqaliba” mi sono ritrovata in Oriente, e poi scagliata in un piccolo club di jazz newyorkese, per poi passaggiare romanticamente sotto quel grande ferro che è la Tour Eiffel.

Nata in Belgio, Natacha è cresciuta in un sobborgo a prevalenza marocchina a Bruxelles e ha presto imparato a destreggiarsi in Francese, Inglese, Arabo e Spagnolo.

La sua vita è stato un movimento continuo ed un cross-over di luoghi che le hanno valso collaborazioni importanti (vedi anche con Franco Battiato in “Ferro Battuto”, per citarne solo una) e riconoscimenti come Miglior Cantante al Victoire de la Musique Awards (i Grammy francesi).

Da non sottovalutare poi, l’impianto anche concettuale presente nei suoi lavori: sempre in “Mounqaliba”, le melodie arabe, ispirate alla tradizione egiziana, sono intervallate da interludi classici e voci di intellettuali che spiegano come “men are moulded by culture” (gli uomini sono modellati dalla cultura).

Però, è proprio questo che rende l’ascolto indimenticabile: l’idea di una Nuova Cultura, mista e preziosa, odierna ed antica, che non perde nulla, ma acquista un sapore conosciuto.
Solo da reimparare.


giovedì 8 luglio 2010


Ho scoperto la voce particolare di un'artista di origine nigeriana, ma in effetti, cittadina del mondo. Il suo nome Layori significa "salvata dalla grazia".
E se nel nome di una persona si incomincia a tracciare un segno della sua vita futura, allora Layori è il nome giusto per una cantante la cui voce soffusa riunisce diverse emozioni.
Una grazia dolce ed antica nei canti pervasi dalla tradizione yoruba, virtuosismi e padronanza nei movimenti jazzisti.
Il suo album di esordio "ORIGIN" mette in luce i diversi aspetti di una voce dai molti raggi di rifrazione.



sabato 12 dicembre 2009


Solo un grande maestro della musica come Angelo Branduardi poteva concepire un progetto culturale di così ampio respiro da traghettarci, pur perfettamente ancorati al 2009, nella vita
della Serenissima a cavallo tra il '500 e il '600.

Vi assicuro che districarsi nella bolgia mattutina, ascoltando "Che faralla, che diralla", è un'esperienza che travalica il tempo e ci fa rivivere l'atmosfera del tempo, come argonauti da poco usciti dalla macchina del tempo.

Le quattro grandi tematiche affrontate in musica riguardano un uomo del '500 come un uomo del 2009: Destino e Fortuna,Gioco, Spirito, Amore.

La lingua di queste "chansons" è poi molto interessante: non dimentichiamo infatti che il Fiorentino (come dialetto che si eleva a lingua italiana) arriva in Veneto, e qui gli intellettuali veneti se ne innamorano così tanto da volersene appropriare, sezionandolo in grammatica. Quasi a voler insegnare il Fiorentino agli stessi fiorentini, agli altri italiani del tempo e, perchè no, agli italiani del XXI sec.

domenica 29 novembre 2009


Nightbook è una musica che ci traghetta all'interno di noi.
E' una speranza che germoglia tenera in una notte brumosa.
E' la corsa, ora leggera, ora affannosa verso le lacrime di gioia.
Nightbook è un brusio, indistinto, sopra alle acque, quando tutto era acqua.
...e pensare che qualcuno lo chiama cd!

martedì 7 luglio 2009

 

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