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lunedì 2 agosto 2010


Ae Fond Kiss è un “classico” film sull'Integrazione Multiculturale.
Classico perchè riproduce la realtà che ci si aspetta di vedere in termini di mancata integrazione,
classico perchè parla di una storia di amore.
Ho cercato molto in giro questo film uscito nel 2004, perchè mi interessava vedere come l'Inghilterra vivesse, anche se attraverso gli occhi del regista Ken Loach, un conflitto che,
non è solo razziale, ma generazionale.
Un'altra artista inglese, la scrittrice Zadie Smith, aveva raccontato questo conflitto nel libro
Denti Bianchi”(recensito dalla sottoscritta per la rivista letteraria Samgha), facendoci innamorare dei suoi personaggi, dai genitori ai figli, ai nipoti.
In questo film, invece si acuisce il contrasto tra Casim, unico figlio maschio di una famiglia di origine pakistana, ed i propri genitori, a causa di un matrimonio già prestabilito.
Sembra cioè che sia il contrasto il vero protagonista del racconto: i personaggi sono azzeccati, ma difficilmente riescono a scrollarsi di dosso la figura di figlio/a, genitore, insegnante, prete. Il pregiudizio, che sia dei neri contro i bianchi e viceversa o degli immigrati verso il popolo ospitante, domina la vita di ognuno, oscura una possibilità di conoscenza
che richiede cultura ed empatia.
L'unica sfumatura diversa è data dalla narrazione della storia d'amore tra Casim e l'irlandese Roisin: il loro amore si fonda sulla naturalezza.
Nelle dinamiche che coinvolgono strettamente i due ragazzi domina il desiderio di conoscersi e fidarsi/affidarsi l'uno all'altro. La diversità è solo negli occhi esterni alla coppia che viaggia su un binario profondamente umano, quello del cuore, che non conosce le distinzioni di ruolo, classe o colore (e se le conosce prova ad infrangerle).
Non è un film che propone soluzioni o prospettive innovative per l'Integrazione: semplicemente fotografa quello che è, come sia standardizzato quello che è, e come possano essere sballati tutti i pregiudizi quando a guidare non è il ruolo che si gioca in società, ma un vivere diverso. Proprio da essere umano.

lunedì 21 dicembre 2009


Il nuovo film di Ken Loach è una storia che parla di Amicizia (maschile) e del fattore positivo
generato dai miti moderni. Lo scenario è quello grigio-sfumato dei quartieri popolari inglesi, nel quale si muove il protagonista Eric, depresso per la fine della sua più importante storia d'amore.
Questa premessa è funzionale alla storia per far si che Eric, attraverso un complesso gioco di proiezioni, riuscirà ad uscire dal suo isolamento psicologico, comunicando con il suo exempla, l'uomo che lui avrebbe voluto essere, il giocatore Eric Cantona.
Cantona, uomo controverso e geniale nella sua capacità di gioco, invecchiato benissimo :-))),
si rivela come lo scopritore di possibilità, o meglio come colui che aiuta Eric a riflettere sulle enormi possibilità presenti nella vita in ogni attimo, come ad esempio radersi (che non è poco per Eric abbacchiato).
E' un film corale, a più voci, a più visi dove, attraverso la storia del protagonista, veniamo introdotti nella cultura anglosassone, con le sue trasferte per le partite di calcio, i pub dove scorre birra, la violenza delle classi più povere, e, innalzandosi dal grigiore quotidiano, gli universali valori di amore ed amicizia.
 

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