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domenica 23 maggio 2010


Che cosa ci fanno una siciliana, una pugliese, un nigeriano nel bel mezzo di un gruppo di rumeni scatenati? Ma che domande! Ballano, ovvio!
A parte l'incipit di questo post che fa ricordare una barzelletta tipica (c'erano un italiano, un inglese ed un tedesco...), volevo parlarvi della bella esperienza che mi è capitato di vivere sabato scorso.
In una delle tipiche sagre padovane (ogni chiesa di ogni quartiere della città ha la sua sagra), c'è stata la serata con le musiche tradizionali: quest'anno si esibivano i cantanti senegalesi con i loro gospel e un duo rumeno con le canzoni popolari che hanno fatto ballare centinaia di persone.
In particolare, queste ultime danze mi hanno molto colpito.
La danza in cerchio, un cerchio a cui si aggiungevano sempre più persone, il cui movimento diventava vorticoso, con i tipici fischi di incitazione di una danza sempre più coinvolgente, ci hanno fatto ricordare le tarantelle oppure i balli tradizionali siciliani, per non parlare delle antiche danze ebraiche.
Ho provato una sensazione di assoluta semplicità, calore e divertimento, tanto che, quando ci siamo seduti ad un tavolo occupato da rumeni per partecipare di più alla sensazione goliardica che la danza stava producendo in quel momento, nessuno si è sentito estraneo.
Ho riflettuto su come le tradizioni dei popoli accomunino le persone più di quanto crediamo.
L'obiettivo è dunque preservarle, perchè esse nascono da una sapienza umana comune, che unisce la grande "famiglia umana" (bellissima espressione di Giovanni Paolo II), più di quanto la differenzi.
 

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